Il viaggio lirico tra le ombre dell'assenza e la luce del sé
Cuori clandestini" è una silloge poetica di Giovanna Santarsiero, pubblicata recentemente, nel 2026, dalla casa editrice Pisani Teodosio Edizioni, lo stesso editore con cui l'autrice lucana ha pubblicato anche la sua precedente raccolta, "Fasi lunari".
Si parte da una parola che evoca confini, ombre e viaggi senza passaporto: clandestinità. Ma i "Cuori clandestini" che danno il titolo alla silloge poetica di Giovanna Santarsiero non sono semplicemente amanti segreti nel senso comune del termine. Sono, al contrario, anime che scelgono di abitare un territorio emotivo sospeso, dove le dogane della logica si dissolvono e le leggi rigide della ragione perdono ogni potere. Quella della Santarsiero è una clandestinità che diventa sinonimo di assoluta e coraggiosa libertà interiore: il diritto di viversi e mostrarsi nudi nella propria verità sentimentale, anche quando questa consuma o appare spaventosamente vulnerabile.
L'amore e i legami sono visti come forze capaci di superare le barriere dello spazio, del tempo, dei pregiudizi del mondo e delle rigide leggi della ragione.
In questo viaggio lirico, l’autrice fa sua un’idea totalizzante e lacerante dell’amore che dialoga idealmente con la lirica greca di Saffo. E proprio come la poetessa di Lesbo, che definiva l’amore glukúpikron, una creatura "dolceamara" e invincibile, anche la Santarsiero ne sperimenta e ne canta la struggente ambivalenza. L'amore è qui celebrato come la forza cosmica assoluta, quella che “move il sole e l'altre stelle” di dantesca memoria, ma è al contempo una potenza che destabilizza. È la sacra follia di cui ci scriveva Alda Merini: un sentimento che travolge i sensi e rende folli, così come folle rende la sua stessa mancanza.
Il dolore della perdita, nella silloge, si fa carne e abisso. Quando si perde l’amore, l’anima sperimenta lo smarrimento cantato da Amy Winehouse nel suo celebre e doloroso ritorno al buio (Back to Black). Non è un caso che una delle liriche della raccolta si intitoli proprio "Limbo nero", una poesia che incarna perfettamente quella discesa nell'oscurità, quel ritrovarsi sperduti in notti senza luna, dove il silenzio dell'assenza diventa assordante.
Eppure, la Santarsiero non lascia il lettore prigioniero del buio. Tra le pieghe dei suoi versi emerge la consapevolezza che l'amore, anche quando finisce nel mondo reale, può essere salvato e custodito nella memoria. Il ricordo ha il potere sovrano e catartico di rendere eterno ciò che il tempo vorrebbe consumare.
Altro elemento della natura, insieme al cielo, che la Santarsiero prende a prestito come metafora dell'amore, è il mare, con le sue mille sfumature, con i suoi infiniti modi di essere, a volte sereno, a volte in tumulto, proprio come un cuore innamorato può essere; un mare che a volte si preclude al corpo, che resta irrimediabilmente e tristemente asciutto. Quel tuffo al cuore che tutti agogniamo in quelle acque che rinfrancano dalle tribolazioni dell'esistere.
Ma l'amore può trasformarsi anche in altro: non più cura, non estasi, non felicità, ma solo tormento senza ritorno. L'autrice non teme di esplorare le derive di quell'amore tossico che stringe invece di liberare, quel sentimento malato che fa solo male e dal quale l'unica via di salvezza è la fuga. È in queste precise liriche che la poesia della Santarsiero compie il suo scatto più maturo e liberatorio: l'esigenza impellente di ritrovare se stessa. Il crollo di un legame diventa così l'occasione per ricostruire il rapporto con la propria interiorità, ricordandoci la celebre massima di Oscar Wilde: “Amare se stessi è l’inizio di una storia d’amore lunga tutta una vita”.
Con uno stile che procede per immagini nitide, musicalità delicata e silenzi densi di significato, Giovanna Santarsiero regala una raccolta potente e introspettiva.
Una lettura densa, che interroga il lettore e che richiede un tempo lento per essere interiorizzata; un invito, per chiunque abbia il coraggio di sfogliare queste pagine, a non avere paura del proprio "cuore clandestino".
Un percorso intimo e poetico in cui la razionalità lascia il passo alla profondità del sentire. Perché l'amore si sente, non si spiega né si capisce. Clandestinità sta ad indicare proprio questo essere fuori di ogni schema e ogni regola del supremo dei sentimenti.



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