Recensione di "Cento ritratti in versi e rime" di Lorenzo Cristallini, ATILE Edizioni
«La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede», scriveva Leonardo da Vinci.
È forse da questa intuizione che si può partire per avvicinarsi a Cento ritratti in versi e rime di Lorenzo Cristallini.
Perché il libro si presenta come una galleria: non di tele, ma di volti evocati dalla parola, di figure che prendono forma non attraverso il colore, ma attraverso il ritmo, la rima, il suono.
Ogni ritratto è una presenza che emerge lentamente, come se il lettore fosse chiamato a “vedere” con l’ascolto, a ricostruire lineamenti, gesti, caratteri a partire dalla musica del verso.
In questo senso, Cristallini compie un’operazione antica e insieme attuale: restituisce alla poesia la sua capacità figurativa, trasformandola in uno spazio in cui lo sguardo e l’udito si incontrano.
Il risultato è una folla silenziosa e viva, una sequenza di esistenze che si lasciano intuire più che afferrare, come accade davanti a un quadro che non smette di interrogare chi lo osserva.
Come un provetto curatore, Cristallini ha posizionato in modo sapiente i suoi ritratti, ognuno al giusto posto, nella sezione a cui appartiene per il messaggio che evoca nell' immaginario del poeta quel personaggio; tematiche universali come l'amore, tradito passionale o illusorio, la diversità, sotto molteplici punti di vista, il coraggio, la gloria e altro ancora.
Risiede proprio in questo particolare l' eccezionalità di questa silloge: il fatto che l' opera si muova su un crinale interessante tra classicità e contemporaneità. Da un lato, Cristallini recupera con evidente gusto artigianale l’uso della rima — talvolta piena, talvolta imperfetta — e una metrica che richiama la tradizione italiana; dall’altro, i contenuti sono profondamente moderni, spesso intrisi di ironia, malinconia e osservazione sociale. I “ritratti” non sono semplici descrizioni: diventano micro-narrazioni, frammenti di vite che vogliono lasciare qualcosa al lettore.
Ognuno infatti, coglierà dalla pennellata dell' autore, le diverse sfumature che ne trae l' istinto, proprio come accade quando ci si sofferma davanti a un dipinto.
In definitiva, Cento ritratti in versi e rime è un libro che funziona soprattutto per accumulo: non è il singolo componimento a lasciare il segno, quanto l’insieme, la sensazione di aver attraversato una piccola folla di esistenze. È un’opera che parla di identità, di sguardi e di distanza, e che trova nella forma poetica una lente per osservare — e talvolta deformare — la realtà.


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