Il fotogramma di un'amicizia





Enzo mi ha parlato spesso di Massimo, o meglio, di quel poco che ricordasse di lui e che tiene stretto nella mente per non lasciarlo sfuggire.
Mi ha raccontato di quella estate, la sua ultima estate; avevano 17 anni entrambi, ma Massimo non sarebbe arrivato a 18.
Enzo, aveva saputo da poco del male che stava consumando il suo amico, ma del resto i segni del suo stato di salute venivano manifestandosi e cominciavano ad essere ben visibili.
Come altre estati, Enzo era condannato alla solitudine del parco condominiale dove viveva con la famiglia; vedeva inesorabilmente partire tutti i suoi amici uno dopo l’altro per le vacanze, che in quegli anni ’80 duravano anche un mese e più.
La sua famiglia, faceva parte di quella minoranza che non poteva permettersi neanche una vacanza ai bassi costi dell’epoca; tre figli, una mamma casalinga e l’unico stipendio era quello di suo padre, un umile maestro elementare, con ancora una decina circa di anni di mutuo da pagare e ore ed ore passate a cercare di arrotondare il bilancio familiare impartendo ripetizioni e lezioni private.
Spesso, così impegnato era suo padre, da non riuscire neanche a seguire i propri figli; il fratello maggiore di Enzo negli studi era un disastro, lui stesso era molto carente in matematica, e l’unica che riusciva ad arrangiarsi abbastanza da sé era la maggiore, la primogenita.
Ma tutto questo era comprensibile, quando si è troppo occupati a non far mancare l’indispensabile alla propria famiglia, non si ha tempo per il resto che sembra superfluo.
Quell’anno però Enzo non rimase da solo tra quei palazzi e giardinetti di cemento; c’era anche lui, Massimo, l’amico malato, già devastato dalle innumerevoli chemio a cui si era sottoposto.
Si vociferava che quella fosse l’ultima estate del ragazzo, e proprio quell’anno Enzo vide un senso al suo restare in città.
Avrebbe potuto rendere quel tempo che rimaneva al suo amico, anche se poco, gradevole, cercando di distrarlo dal fatto che stesse per morire ma facendogli ricordare solo che erano due amici adolescenti che si stavano divertendo a passare del tempo insieme.
Cominciarono giorni di piacevoli passeggiate, tra gli alberi e le panchine solitarie dei parchi cittadini a cui la gente vacanziera aveva concesso una meritata tregua; quella quiete e quel silenzio rotto solo dalle loro parole scherzose e confidenziali, ricreava un mondo di pace tutto per loro, dove ogni altra cosa, almeno in quel momento spariva.
La debolezza fisica che malgrado la sua volontà, si faceva sentire in Massimo, non riuscì a far demordere Enzo dal suo intento.
Un giorno chiese a suo fratello maggiore di accompagnare lui e Massimo sul lungomare della città; giunti sul posto, noleggiò una di quelle carrozzelle a pedali per poter portare in giro il suo stanco amico.
– Pedalo solo io. – Gli disse. – Tu preoccupati solo di ammirare il panorama e di respirare a pieni polmoni quest’aria che sa di mare. –
Aveva pensato a tutto Enzo; si era fatto preparare un po’ di roba da mangiare da sua madre, per improvvisare un pic-nic nella villa comunale attigua al lungomare, così da poter passare più tempo possibile all’aria aperta con Massimo.
Si stavano godendo la loro bella città senza interferenze e senza essere disturbati dai soliti frequentatori chiassosi dei parchi pubblici, che a volte si ritrovano in quelle giornate particolarmente soleggiate come lo era quella. Ma perché non lo avevano mai fatto prima? Perché alcune cose appaiono futili e invece ti accorgi che sono importanti solo quando è troppo tardi?
Quando ebbero finito di mangiucchiare quelle poche cose che Enzo preventivamente si era portato dietro, chiese a Massimo se avesse mai visto l’acquario comunale che si trovava proprio lì in villa.
Massimo gli rispose di no, e allora lui gli raccontò di quando da piccolo lo visitò con suo padre che se l’era portato con sé a una gita scolastica.
Così, decantandogli la bellezza e la spettacolarità di alcuni esemplari di pesci e cavallucci marini che ricordò di aver visto in quella circostanza, lo convinse a visitarlo in quel momento.
Massimo ammirò quei pesci dai mille colori che nuotavano nelle vasche come se non si preoccupassero di nient’altro, come stava cercando inutilmente di fare lui anche con l’aiuto di Enzo; ma lui non era uno stupido pesce, e quell’apparente tranquillità che provavano a ricrearsi intorno durante i loro incontri era destinata a svanire, non riuscendo come l’acqua, elemento costante in quelle vasche, ad estraniare e allontanare tutto da quell’artificiale mondo marino.
Dopo la visita all’acquario, Enzo chiamò suo fratello dalla cabina telefonica più vicina perché li andasse a riprendere. Quella giornata per Massimo era stata molto stancante, ed Enzo capì con tristezza che il tempo dell’amico si stava quasi consumando.
Avrebbe cercato di farlo stancare di meno, magari andando a trovarlo a casa sua dove magari avrebbero potuto guardare un po’di televisione o ascoltare della musica. Massimo chiese se Enzo poteva andargli a comprare un disco che voleva assolutamente ascoltare, quello uscito da poco della sua band preferita: Through The Barricades degli Spandau Ballet, uscito proprio quel luglio del 1986.
Enzo il giorno stesso in cui glielo chiese si precipitò al negozio di dischi per esaudire subito il desiderio dell’amico e quando Massimo ringraziandolo gli porse i soldi che lo aveva pagato, Enzo non volle prenderli dicendo di volergli fare un regalo; in fondo non gliene aveva mai fatto uno e quella gli sembrava una buona occasione per rimediare alla sua mancanza.
Va bene, accetto, tanto non me ne potrai fare più. –
Rispose Massimo, col suo sorrisetto, cercando di tirar
fuori quel po’ di senso dell’umorismo che gli era rimasto.
Enzo invece faticò moltissimo per trattenere le lacrime e mostrarsi disinvolto.
Più l’amico mostrava la sua debolezza, la sua rabbia e il suo dolore, più stargli vicino diventava difficile.
Anche in quella casa l’aria era triste come le persone che l’abitavano, ma Enzo aveva deciso che finché avesse potuto, finché glielo avessero permesso, lui sarebbe rimasto accanto a Massimo, che non aveva mai sentito così vicino come in quelle ultime settimane d’agosto.
Si era legato a lui con un patto d’amicizia, e i termini di quell’accordo prevedevano che Enzo lo avrebbe accompagnato fino all’imbarco del suo ultimo viaggio verso la misteriosa meta; lo avrebbe salutato con la mano fino a quando Massimo fosse riuscito a vederlo.

Racconto contenuto nel mio libro "Annotazioni a margine"




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