I tre giorni della Canucéra





Se gennaio termina con i “tre giorni della merla”, febbraio finisce con i “tre giorni della canucera”.
Siamo sempre nelle vecchie tradizioni contadine ormai quasi scomparse, però è giusto ricordarle.
Gli ultimi tre giorni di febbraio sono noti anche come i giorni della Canucéra cioè quei giorni in cui vi è un’ora infausta del giorno sconosciuta a tutti, non si sa quale sia e non lo si è mai saputo, è un fluido avverso che può essere nell’aria, nel sole che trascorre fra le cose e le creature in modo misterioso. La Canucèra viene descritta come una vecchia tutta curva, vestita di nero con i denti in fuori, sta ad indicare: Atropo, una delle tre Parche della mitologia latina, corrispondenti alle Moire della mitologia greca. Cloto filava, Lachesi avvolgeva sul fuso il filo del destino degli uomini e stabiliva quanto ne spettasse, Atropo con due grosse cesoie tagliava il filo della vita.
Canucèra è anche la canocchia o il pennacchio di canapa o lino che avvolgeva la parte superiore della rocca che si usava per filare. In quei giorni i contadini non fanno nulla per timore di fare le cose in quell’ora dannata e misteriosa, infatti se si potava la vite si poteva seccare o non dare frutti, gli alberi da frutta e gli olmi se potati possono seccare, il tarlo roderà il legno tagliato e il raccolto può essere compromesso. L’unica soluzione è astenersi dal lavoro e ballare intorno alle focarine per esorcizzare la Canucèra.
La tradizione è ancora molto viva specialmente in Romagna tanto che gli anziani riferendosi a un individuo sempliciotto o balordo dicono:”l’è nasùe dè dla Canucèra” cioè è nato nel momento infausto e sbagliato, oppure “ e pè che t’sia ned par la Canucèra” cioè è una persona sfortunata.

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