Il giorno del Gatto, impareggiabile amico
"Ai gatti riesce senza fatica ciò che resta negato all'uomo: attraversare la vita senza fare rumore" (E. Hemingway)
Il 17 febbraio, si celebra la Giornata nazionale del gatto, data scelta nel 1990 per festeggiare i mici domestici nel nostro Paese.
La data fu scelta al termine di un sondaggio, condotto dalla rivista Tuttogatto: il mese per via dell'Acquario, segno zodiacale di spiriti indipendenti e sognatori e perché febbraio era definito "il mese dei gatti e delle streghe" ; il giorno per ricordare la vecchia superstizione, purtroppo ancora comune, dei gatti neri portatori di iella. In realtà la cifra romana XVII, il cui anagramma è VIXI, cioè "ho vissuto", per i gatti diventa "una vita per 7 volte", più che sfortuna, un augurio.
Già gli antichi Egizi veneravano questi felini: la dea Bastet aveva il corpo da donna e il viso da gatto. Molte sono state le mummie di gatti ritrovate nelle tombe dagli archeologi. A Pompei alcuni mosaici testimoniano la loro presenza anche nella società romana. E fu la gatta Muezza a salvare Maometto dal morso di un serpente. Nel Medioevo, in Europa, il micio venne demonizzato perché associato alla stregoneria. Nel Rinascimento fu riabilitato anche per il suo ruolo attivo nella vita dei villaggi, visto che aveva il compito di cacciare i topi.
Ne era un grande appassionato il poeta Francesco Petrarca: a lui viene attribuito l'aforisma "L'umanità si può suddividere grosso modo in due categorie: coloro che amano i gatti e coloro che vengono puniti dalla vita".
Il gatto nella mitologia greca era figlio di Artemide.
La dea avrebbe creato il gatto durante un cimento con suo fratello Apollo, che a quanto pare si divertiva proponendole le prove più difficili. Non amava forse la dea misurarsi con gli animali per affermare la sua superiorità e il suo coraggio?
E Apollo un bel giorno, credendo di spaventarla, dette vita al leone. Ma Diana non era tipo da impressionarsi e, per tutta risposta, inventò il gatto, cioè una minuscola belva somigliante al “re della foresta” che concentrava nelle forme più minute e aggraziate altrettante doti di intelligenza e di coraggio e altrettanta regale indifferenza.
Di fronte a questa divertente parodia del suo temibile leone, Apollo scoppiò in una risata e la fraterna sfida ebbe fine.

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