La storia vera che ha ispirato la fiaba



Ricordate la fiaba de “La Bella e La Bestia”, quella per intenderci che ha ispirato il famoso cartone animato della Disney?
Detta fiaba è stata pubblicata per la prima volta in Francia nel 1740 con il titolo di La Belle et la Bête, da tale Madame Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Ora, tralasciando il fatto che la fiaba originaria era ben diversa da quella rielaborata dalla Disney, meno delicata e adatta a un pubblico infantile, in questo post vorrei porre l’accento su un altro aspetto interessante.
Non lo immaginerete mai, ma pare che il racconto sia stato ispirato da una storia vera, più triste che romantica; il protagonista di questa storia era un uomo “selvaggio” noto come Petrus Gonsalvus.
L’uomo soffriva di una condizione fisica allora sconosciuta e oggi nota come ipertricosi o sindrome del lupo mannaro che causava un eccesso di peli nel corpo fino a coprire anche il viso. Ad oggi sono stati documentati meno di 50 casi al mondo.
Gonsalvus nacque a Tenerife nel 1537 e per la sua natura divenne ben presto un fenomeno da baraccone. Fu dato in dono al re Enrico II di Francia nel 1547 in occasione della sua incoronazione. Visse per molto tempo a corte come un personaggio con cui stupire e far divertire gli ospiti, al pari di nani e giullari. Il re decise di dare un’istruzione a Petrus e, con il tempo, l’uomo imparò tre lingue e tutte le regole dell’etichetta di corte. A vent’anni diventò cameriere alla tavola reale, studiò legge e nel 1582 insegnava addirittura legge all’Università della Sorbona.
Dopo la morte di re Enrico, la spietata moglie Caterina de Medici decise di condurre un esperimento per scoprire che tipo di figli sarebbero nati dall’uomo selvaggio. Lo diede quindi in sposo a Catherine Raffelin, la bellissima figlia di un commerciante francese. La regina non aveva avvertito la ragazza dell’aspetto del suo futuro marito. Si può solo immaginare la sua reazione la prima
volta che lo vide ma, non potendo contrastare il volere della regina, fu costretta a sposarlo. La coppia ebbe una lunga vita coniugale, generando sette figli di cui quattro nati con l’ipertricosi. A differenza della favola del film Disney, Petrus continuò ad essere visto come una stranezza.
Dopo essersi distinto alla corte francese, l’uomo e la sua famiglia furono inviati all’estero in modo che i reali d’Europa potessero stupirsi per il loro aspetto fisico. Il libro “The Marvelous Hairy Girls: The Gonzales Sisters and Their Worlds” racconta di come i figli di Petrus furono donati ad altri nobili e trattati come animali domestici di corte. La coppia trascorse l’ultima parte della vita in Italia, pare nel Lazio sul lago di Bolsena, ma non ci sono tracce della morte dell’uomo selvaggio. Secondo alcuni studiosi deriva dal fatto che non era mai stato considerato completamente umano e dunque non fu ritenuto degno di avere una sepoltura cristiana.
Forse da questa triste storia nasce il bisogno di ribadire ancora una volta che la vera bellezza va oltre le apparenze, visibile a un altro tipo di sguardo, più profondo di quello di due occhi che sanno guardare solo la bellezza esteriore delle cose e delle persone, creando spesso tanti preconcetti, discriminazioni e derisioni.
Atteggiamenti deprecabili che fanno male al cuore di chi li riceve, a quello di chi li mette in atto, e al cuore di questo mondo già troppo malandato.

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